Niños de la calle

OrtoGraphie

 Collettiva di provini fotografici

27 professionisti in mostra

Res Nova, via Accademia Albertina 10, Torino

10 maggio – 23 giugno 2012

Inaugurazione giovedì 10 maggio ore 18,30

La mostra è visitabile dal 10 maggio al 9 giugno 2012 nei seguenti orari:

lunedì 10-19.30; martedì, mercoledì e venerdì 10-13,30; 15-19.30; giovedì e sabato 10-19,30

Si aprirà il 10 maggio a Torino, presso Res Nova in via Accademia Albertina 10, a Torino, la mostra-progetto espositivo, Ortographie. Dopo una prima tappa presso la Galleria Zamenhof a Milano, l’esibizione si arricchisce della presenza di nuovi artisti, facendo di questa tappa torinese un rinnovato ampliamento visuale sul mondo della fotografia. Ortographie è stata concepita come collettiva di provini fotografici: pensata come un grande orto comune, dove però ogni artista ha a disposizione un’area coltivabile circoscritta. Sta a lui decidere quali piante e quali propositi cresceranno, la loro disposizione, la loro utilità per costruire un’idea, una storia, per raccontare in tanti piccoli scatti un lavoro globale. Ogni artista, col proprio orto, fa parte di un orto più grande, che risulta così composto da tante esposizioni, una diversa dall’altra ma che insieme testimoniano diversi modi di affrontare un progetto artistico o un reportage. L’unica comunanza tra tutti loro è la forma e la dimensione dello spazio, delimitato da una cornice, rigorosamente uguale per tutti, nera. Le foto sono provini, ovvero le prime stampe in formato piccolo solitamente prodotte quando si costruisce un lavoro, sia esso un reportage sociale o artistico, o anche un semplice album di matrimonio. Ortographie nasce con l’intento di cogliere l’artista nel suo momento “nudo”; nel delicatissimo attimo della selezione, quando si devono scegliere e ordinare le immagini più efficaci per dar corpo e forza espressiva allo sforzo creativo. Ortographie è una mostra in cui si confrontano sogni ed immagini.

Questa esposizione ha pertanto come principale intento quello di mettere insieme progetti, idee, stravaganze, storie di tanti fotografi che, ognuno per le sue competenze specifiche, mette a disposizione del gruppo le proprie possibilità e le proprie capacità nella costruzione di uno spazio comune.

Il visitatore potrà così muoversi attraverso quasi trenta esibizioni, una diversa dall’altra. Soprattutto avrà la possibilità di capire come dietro ad ogni lavoro c’è una storia, un progetto, un’idea che raccoglie e cuce il suo racconto. Saper fotografare è saper raccontare. Questa è la differenza tra un’immagine efficace, capace di produrre emozione e una tecnicamente perfetta. Sarà il pubblico a giudicare le storie, il loro valore, senza soffermarsi e valutare solamente un’immagine alla volta.

OrtoGraphie è quindi la coltivazione di idee, di visuali e di possibilità, attraverso la grafia, ovvero la scrittura fatta con la foto-grafia, che è appunto il linguaggio espresso attraverso le immagini. Fotografia d’avanguardia, reportage sociali e politici, interpretazioni del paesaggio e dei segni del tempo, suggestioni di luce e panorami rarefatti vanno a posarsi in uno spazio comune che si rivolge all’esterno per raccontare cos’è la fotografia e per ridarle la dignità che le compete: OrtoGraphie vuole diventare un laboratorio d’idee, dove i protagonisti possono incontrarsi per scambi, racconti, condivisioni di esperienze e vuole essere uno spazio aperto a tutti coloro che intendono questa disciplina, oltre che la realizzazione di uno specifico progetto, anche la visualizzazione di un sogno, di un’emozione, a tutti coloro, insomma, che amano e fanno seriamente questo mestiere.

Per info:

Ufficio stampa e comunicazione: Sara Elter, saraelter@libero.it; cell. +39 333 3654658

Segreteria organizzativa: Marco Post Morello, mp.marcopost@gmail.com

Cell. +39 340 4827365

Le immagini ad alta definizione possono essere richieste singolarmente, così come i riferimenti dei singoli autori.

Res Nova, via Accademia Albertina 10, Torino – tel. 011 – 882928; 889190

Produzione SOPHI Società Orto-Photografica Italiana®, Torino

Niños de la calle


Camminando per le strade di Città del Messico qualsiasi persona può notare la presenza di bambini che lavorano vendendo, pulendo scarpe o travestiti da pagliacci ai semafori della capitale. L’origine di questo fenomeno si riassume in una sola parola: povertà. In Messico i poveri sono più di 40 milioni, ovvero la metà della popolazione locale. Il 60% delle risorse viene consumato dal solo 10%.

Questo ciclo di emarginazione che spiega la presenza dei “ninos de la calle” a Città del Messico non è nuovo e si è accentuato con lo sviluppo della città in una situazione di profonda crisi del paese. I bambini di strada hanno smesso di essere casi eccezionali, ma costituiscono una parte della popolazione ben visibile a tutti.

La droga rappresenta una caratteristica principale della cultura di strada. Più si approfondisce ed estende il processo di vita nella strada, maggiore è la frequenza all’uso di droga e maggiore è la diversità di sostanze alle quali ricorrere. Tuttavia si nota una preferenza per gli inalabili, i più comuni dei quali sono la colla, il timer, la benzina o vari liquidi di tintoria o pulizia a base di tricloroetilene e acetone. I ragazzi privilegiano queste sostanze perché sono facili da reperire e soprattutto costano poco rispetto alle altre droghe. Queste vengono assunte inalando il prodotto da un sacchetto o da una bottiglia. L’uso di queste sostanze li aiuta a sopportare le loro difficili condizioni di vita (fame, freddo, paura) riducendo ansia e timore e favorendo la fuga della realtà per mezzo dell’allucinazione.

Angelo Lo Buglio ha lavorato molti mesi in questa realtà e ha conosciuto molti di questi ragazzi. Il fatto di averli conosciuti e beneficiato della loro fiducia lo ha portato a correggere l’idea che la vita di strada sia una situazione totalmente negativa per loro: in molti infatti trovano un equilibrio sia materiale che emozionale che non avevano nella famiglia naturale, costruendosi una sorta di famiglia “di strada” e arrivando a crescere e farsi adulti “da soli”, nonostante la loro estrema condizione di vita.

Testo di Sara Elter

Fonte: Christine Moerman

Il lavoro presentato è stato svolto con la collaborazione dell’Ong del Caracol